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MARCO FERRAIOLO ... i miei racconti

 

NUOVO RACCONTO

"19-4-1964"

vincitore del premio letterario "Nicola Di Stasio" Salerno, 10-6-2013

 

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Premio letteraio "Nicola Di Stasio" Salerno - Circolo Ufficiali 10-6-2013 il premio ricevuto dalle mani del Vice-Sindaco Eva Avossa

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RACCONTO ...

C' ERA UNA VOLTA ... ...SANTA TERESA

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... hai letto la storia ... ti è piaciuta ... ma sei rimasto col dubbio ...

... ma ... i fiori sui muretti del lungomare c'erano veramente ???

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Il racconto "C'era una volta Santa Teresa" si è aggiudicato il secondo posto al "Premio Letterario Internazionale Albatros" che si è tenuto il 16 aprile 2016 a Napoli nella Basilica di San Giovanni Maggiore

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Racconto ...

UNA GIORNATA D'ALTRI TEMPI

racconto inedito ispirato alle vicende del libro "Storia di un anno di anni fa"

 

Oggi è una bella giornata di sole...

... ancora stonato dal sonno mi affaccio al balcone che da sul Lungomare. A ponente lo scenario dei declivi strapiombanti della costiera sembra un quadro appena dipinto. Dal lato opposto la scura e fumante sagoma del cementificio fa da sfondo alla curva del golfo. Il mare calmo luccica seducente ai raggi del sole e invita ad una giornata al mare. E' ancora presto e l’aria non è afosa. Andrò al mare a piedi, così potrò fare anche una bella passeggiata.

Esco dal portone, giro per Via Santi Martiri, e davanti la biglietteria della SITA, piena di gente, vedo il venditore di occhiali che tenta di convincere un passante all’acquisto di un bel paio di occhiali da sole. Il Corso è sempre animato e trafficato con macchine ferme in seconda e terza fila. "Ma perché non fanno un isola pedonale?" penso. Cammino a passo lento verso Portanova.

Ho voglia di un buon caffè ma la Casa del Caffè è troppo affollata. Do un occhiata ai manifesti dei film in programma al Metropol e al Capitol. Proseguo. Il caffè lo prendo da Medici... ottimo! Attraverso per vedere anche le bacheche dell’ Astra mentre il caramellaio sta spianando sul marmo il profumatissimo bollente impasto delle caramelle d’orzo. Scendo per Portanova zigzagando tra le macchine ferme in disordinata sosta e mi vien voglia di un fresco gelato banana di Buonocore... ma ho appena preso il caffè e allora tiro dritto.

Eccomi a Lungomare. Nella piazzetta prospiciente, seduta su uno scanno, la robusta signora che vende i palloncini sta armeggiando col gonfietto per approntare la propria mercanzia; dei ragazzi si fermano al carretto per comprare un cuoppo di lupini e delle semente; due fidanzatini si scambiano tenerezze su una sgangherata panchina. Il trenino Freccia del Lungomare sonnecchia nella corsia centrale in attesa delle corse della serata. Un sordo fischio, e il richiamo “sgielat a limò” annunzia che nei paraggi c’è Faustino col suo carrettino. Acquisto un cono, 30 lire, ma per il caldo inizia subito a gocciolare. Mi fermo ad una delle fontanelle in muratura per sciacquarmi le mani. Passa il Vigile Urbano sulla sua bicicletta nera e ci scambiamo un cordiale “buongiorno”.

All’Imbarcadero è in partenza il motoscafo per la gita ai Due Fratelli; sugli scogli adiacenti dei ragazzi armati di canna e lenza attendono che abbocchi qualche mazzone, o magari con un po' di fortuna anche un cefalotto, mentre nel viale centrale alcuni pescatori, col volto rugoso cotto dal sole e dal mare, sono intenti a riparare le loro reti. La pizzeria Boccadoro, sulle caratteristiche palafitte, è ancora chiusa e nel Parco Giochi un nonno fa divertire l’amata nipotina. Passo per le chiancarelle, che di giorno non incutono tanto timore, e sbuco a Via Porto. Ci siamo quasi. Supero i cantieri navali, i Canottieri, la Fabbrica del ghiaccio; al Mercato del pesce stanno finendo di lavare i banchi di marmo; finalmente vedo i primi stabilimenti balneari, il 1° Elisa, 2° Elisa, le rosse cabine del Savoia, quelle azzurre delle Marinelle.

Eccomi arrivato. Entro. La sala è viva e allegramente rumorosa. Il juke-box suona “Ciao ciao” di Petula Clark, i ragazzi si affollano attorno al Solitaire, il flipper più ambito. La mia cabina è al secondo quadrato, mi spoglio, l’acqua è pulita come sempre, nuoto fino ai bidoni del giardino delle cozze. Un amico che sta facendo un giro sulla scappavia mi passa vicino e mi saluta. Torno a riva, mi asciugo e salgo in sala dove tengono banco i commenti su Gimondi, che ha appena conquistato la vittoria al Tour de France, mentre nelle discussioni di calcio la fanno da padrone i tifosi dell’Inter del mago Helenio Herrera. Ho voglia di un altro gelato: un Camillino Eldorado andrà bene.

E’ ora di andare. Non è ancora troppo tardi ma il sole è ancora alto e cocente. Prenderò la filovia. C’è il “2 Fratte-Porto” che aspetta paziente al capolinea. Il bigliettaio sul suo sedile di fianco alla porta posteriore mi stacca il biglietto urbano: 50 lire. Puntuale la filovia parte, percorre Via Porto, quindi tutta Via Roma e Corso Garibaldi a quest'ora deserti in contro senso, nella corsia riservata; alla fermata delle Poste, prima di svoltare per salire Via Dei Principati, chiedo al conducente di aprire le porte per farmi scendere; passo la strada e vedo alcuni clienti che si attardano ai tavoli, sotto il pergolato di Nicola dei Principati; l’aria è pervasa da un invitante profumo di zuppa di pesce; in vetrina le aragoste, ignare del prossimo destino, muovono le loro chele. Rientro a casa. Riposo. Stasera andrò al Vestuti: c’è il Cantagiro che fa tappa… e poi una bella pizza a libretto da Campagnolo alla Rotonda.

... questa sì che è proprio una bella giornata ..…

... una giornata d’altri tempi !

 

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VICINANZA

racconto scritto in occasione delle celebrazioni per i cento anni della Scuola Elementare Giacinto Vicinanza - 1914/2014

Tic tac… tic tac… driiiinn… driiiinn… driiiinn…

“ Accidenti… la sveglia… è già mattino… mi devo alzare… devo andare a scuola…” penso sonnecchiando.
Mi alzo. La mamma mi fa trovare la colazione pronta, latte caldo e ovo maltina, che profumo. Tuffo nella tazza un buon numero di biscotti ed eccomi pronto.
Sono già i primi di maggio di questo 1963, il tempo è buono e un tiepido raggio di sole è il preavviso di un’estate già prossima.
Sono contento di questo tepore così posso non mettere il cappotto e girare per strada con il mio bel grembiule nero, fiocco rosso, e mostrare fiero la coccarda con sopra, su sfondo azzurro e contorni tricolori, la scritta “II“ per indicare l’appartenenza alla seconda classe elementare.
A scuola vado da solo, ma fanno tutti così, la città è tranquilla e non ci sono pericoli. Esco dal portone di casa sul Lungomare e senza attraversare arrivo all’incrocio di Corso Garibaldi. Qui devo prestare attenzione, come mi ha raccomandato papà. Ma perché, se c’è sempre il vigile che regola lo scarso traffico e ci fa attraversare in sicurezza?
Ed ecco arrivato di fronte al bell’edificio della mia scuola, la “Giacinto Vicinanza”. Le classi 1^, 2^, 3^ e 4^ entrano da Corso Garibaldi, “Sezione Maschile” sulla sinistra per noi maschietti e “Sezione Femminile” sulla destra per le femminucce.
Ma per fortuna è ancora presto e posso salire fino al Corso Vittorio Emanuele dove, proprio di fronte l’ingresso principale, da dove entrano solo le 5^ classi, c’è il “Panificio Landi” che sforna brioches e pane caldo. A me piace la ciambella a forma di “ferro di cavallo” con lo zucchero sopra. E’ squisita. La compro. 15 lire. Ora posso ritornare verso l’ingresso della “Sezione Maschile”. E’ quasi l’ora di entrare e tutte le femminucce, con i loro grembiuli candidi, si accalcano di fronte al portone della loro Sezione. Mi faccio strada tra loro e, appena arrivato davanti l’ingresso, ecco che suona la campanella. Si può entrare. Con una gioiosa corsa ci precipitiamo facendo a gara a chi arriva prima in classe, mentre il bidello Gennaro ci urla dietro inutilmente dicendo di non fare confusione.
In classe il Maestro Gennaro Perillo ci aspetta sorridente e, man mano che arriviamo, ci fa sedere ai nostri posti. Ore 8,30. Tutti in classe. “Sussidiario” e quaderno sul banco, può iniziare la lezione. Chissà oggi cosa faremo. Non abbiamo un orario. Il Maestro secondo le esigenze del programma da svolgere alterna italiano, matematica, storia, geografia, scienze, peccato che non facciamo mai ginnastica, ma non abbiamo la palestra. Speriamo che oggi ci fa fare un “dettato” o spiega geografia, le cose che preferisco. Il Maestro è buono anche se, quando lo facciamo arrabbiare, non ci nega qualche sonoro scappellotto. Spesso il Maestro si arrabbia con Vincenzo, il più terribile della classe, e a volte lo mette in castigo dietro la lavagna. Mario, il capoclasse, che ha il compito di segnare sulla lavagna i “buoni” e i “cattivi” quando il maestro è chiamato dal Direttore Rosamilia, è costretto a metterlo sempre tra i cattivi. Mario è mio amico e mi segna spesso tra i buoni. Per ben tre mesi sono stato anche il suo vice-capoclasse.
Ore 11. Ricreazione. Dieci minuti per mangiare la brioche che ho comprato. Chi è venuto senza merenda va a comprare da Gennaro il bidello un pacchetto di “salatini” per 5 lire o un buonissimo “biscotto all’amarena” che costa però ben 10 lire.
Riprende la lezione e il Maestro ci legge un racconto dal libro “Cuore”. E’ meglio che sto molto attento perché poi a casa dovrò fare il riassunto.
Ore 12,30. Finalmente il Maestro Perillo ci dice di preparare la cartella e ci fa mettere in fila per due nel corridoio pronti per l’uscita. 12,40 suona il campanello e, scortati dal maestro e con Mario in testa alla fila, ci avviamo lentamente verso il portone ma, varcata la soglia, iniziamo a correre all’impazzata, così, per festeggiare la fine della lezione.
Sul marciapiede, giusto a meta tra i due ingressi, c’è il “carrettino delle meraviglie”. Tutti ci accalchiamo ansiosi di accaparrarci un “tesoro”. Per 10 lire si può fare la “pesca” e cioè prendere una piccola busta chiusa dove a sorpresa possono uscire vari oggetti: una matita, una gomma, delle figurine, soldatini, o altro. La bancarella vende biscotti, salatini, caramelle, bellissime biglie di vetro, “fagiolini” (uno dei miei giochi preferiti), quaderni, penne e non so che altro. E’ una grande tentazione, ma non sempre ho altre 10 lire da spendere.
Dopo la sosta al carrettino risalgo verso il Corso per andare davanti l’edicola. Oggi non ho speso al carrettino le 10 lire che avevo in più perché preferisco comprare due bustine della raccolta dei calciatori e poi fare a “scambio di doppioni” con gli amici o “giocarceli” a uno dei tanti giochi che ci inventiamo. “Pah”, “scuoppo”, “dritto o rovescio”, “lancio della figurina”… io sono molto bravo a “scuoppo”, vinco tante figurine, anche le “valide” e le “bisvalide”. Con cento valide potrò mandare a chiedere un pallone, speriamo che riesco a raggiungerle.
E dopo le figurine, come per un tacita intesa, ecco che ci dividiamo in “bande” e, lungo il marciapiede della salita, iniziamo una furente battaglia che combattiamo a suon di “cartellate”.
Dieci minuti di battaglia e poi, visto che qualcuno ha detto che sono già l’una e un quarto, pace. Riprendiamo domani.
Saluto tutti. Ritorno velocemente verso casa. Attraverso il Corso Garibaldi sempre assistito dall’amico vigile e in cinque minuti sono a casa. Ho fame, chissà oggi la mamma cosa ha cucinato di buono.
Ciao mia Scuola Giacinto Vicinanza. Come sono fortunato a essere un tuo alunno.
Ci vediamo domani.

Marco Ferraiolo
classe II^ elementare, Maestro Gennaro Perillo, anno 1962-63

 

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PANTALEONE ... ovvero, il dubbio del cartoccio

“A Salerno chi dice pasticceria dice Pantaleone”… così asseriva ogni domenica lo speaker del Vestuti  prima e durante le partite della Salernitana.

Oltre ad essere la più antica, Pantaleone è la più famosa e la più accorsata delle pasticcerie salernitane. Nello storico locale di Via dei Mercanti, la seicentesca chiesa sconsacrata delle Anime del Purgatorio, fin da piccolo ricordo la interminabile e disordinatissima fila cui bisognava sottoporsi per riuscire a portare a casa l’agognato cartoccio domenicale di paste.

Fare la fila da Pantaleone non è mai stata una cosa facile perché la pasticceria non ha mai avuto delle vetrine con tutte le paste disposte in bella mostra, così come succede in tutte le altre botteghe, ma queste erano sistemate nel retrobottega in grosse teglie di alluminio per essere assortite a richiesta dei clienti.

Entrati, la prima difficoltà era nel riuscire a guadagnare l’accesso al piccolo retrobottega e a stabilire l’ordine di precedenza con gli altri clienti che vi si affollavano. Arrivato il proprio turno iniziava la scelta, facendosi tirare fuori tutte le teglie che erano sistemate impilate sui due lati della stanza, non senza scontrarsi più volte con gli altri clienti impegnati anche loro nella non facile operazione.

Una volta riempita la guantiera questa veniva passata velocemente sul bancone dove si mischiava all’altra decina di guantiere in attesa di essere confezionate.

Cercando di fare il più in fretta possibile si usciva dalla stanzetta per accedere al bancone, ma ci si trovava inevitabilmente in seconda o terza fila. La missione ora era quella di non perdere di vista  la guantiera per evitare che, nella grande confusione, tra discussioni e intoppi vari, fosse stata scambiata con un’altra. Il bancone, non a vetri, non facilitava questa operazione.

Giunti quasi al termine della fila, con un sommario conto, ti veniva comunicato il prezzo da pagare e, tragedia, bisognava andare alla cassa di fronte rendendo così vana ogni sorveglianza. Nel frattempo la guantiera veniva incartata. Ritornati al cospetto del bancone ecco che ti veniva consegnato il pacco.

Finalmente si usciva dal negozio, un po’ sconvolti ma con il prezioso pacco in mano, soddisfatti ma sempre col dubbio che quello ricevuto non fosse il cartoccio giusto…

 

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